La Rivista Culturale

lunedì 31 luglio 2023

Vallonia: campagne piovose, castelli e cittadine in pietra.

 Il grigio.

Se dovessi dipingere con una parola quello che è stata la Vallonia, cioè la parte meridionale del Belgio, quella in cui la lingua corrente è il francese e le campagne la fanno da padrone, ahimè è principalmente il grigio il colore che richiamo alla recente memoria.


Castelli (tanti, tantissimi e tutti suggestivi), piazze, case, ma soprattutto cielo... Grigi. Persino le chiese, aguzze, gotiche, nonostante le incredibili vetrate dai mille dettagli colorati, non spiccavano se non per il color fumé che le caratterizzava. Poi beh, la pioggia, tutta quell'acqua che continuava a scendere, imperterrita, a doccia, a goccioline, in sospensione... Cappuccio su appena scesi dalla macchina, l'ha imparato pure Zeno che in automatico eseguiva il gesto. Fermarsi in un negozio per acquistare un paio di stivaletti di gomma, durante uno scroscio improvviso, mentre giravamo per le vie di Mons. Osservare il cielo e notare solo spicchi timidissimi di azzurro pallido, mai convinto del tutto, che venivano subito nascosti da un vento che soffiava subito nuove nuvole. Temperature fin troppo miti rispetto a quelle che abbiamo lasciato a casa (testimonianza è il maglioncino che ho comprato in un negozio... Da sfruttare poi per tutta la stagione autunno-inverno).

Ad ogni modo, il nostro vagabondaggio è cominciato all'insegna sì del colore più triste della scala cromatica, ma comunque la nostra carica di energia e la voglia di esplorare l'hanno fatta da padrone, facendoci comunque girare come trottole alla scoperta di villaggi, scorci pittoreschi e curiosità.

mini casa-museo di Monsieur Sax inventore dello strumento musicale (Dinant)

Vetrata incantevole nella cattedrale di Dinant

Agriturismo Au Grés de Vents, nella foresta di Furfooz a Dinant, nostra casa per la settimana

Soggiornando in un punto strategico, nei pressi della cittadina di Dinant, ci siamo mossi con l'auto noleggiata in aeroporto (a proposito: primo volo aereo per Zeno! Grande euforia quel mattino, soprattutto quando ha realizzato che l'aeroporto oltre a essere un luogo pieno zeppo di aerei, offriva anche una impressionante scelta di bar dove poter fare una seconda colazione!). Per la durata breve del volo si è addormentato, godendosi giusto decollo e atterraggio e notando come i tetti delle case si facessero sempre più piccoli man mano che ci alzavamo da terra.

Dinant è stata quindi la prima tappa del nostro tour: il fiume su cui affaccia offre varie crociere in barca, ma non ne abbiamo mai vista una attiva... Effettivamente quello che abbiamo notato in questa vacanza è la scarsissima presenza turistica, e in generale la poca gente. Rievoco lo stupore del mio collega che quando ha scoperto la mia meta estiva sgranò gli occhi per commentare "ma che cosa ci vai a fare due settimane, in Belgio?!?". A dire la verità erano anni che sognavo questa terra, immaginando grandi pedalate in bici su piste baciate da un piacevole sole, attraverso campi profumati, alla volta di paesini fiabeschi. Ridimensionando il tutto, ci siamo sì spostati ma utilizzando l'auto e le nostre gambette (incluso Zeno,  che guai a metterlo nel passeggino... "Voglio camminare!" Leitmotiv della vacanza).



La prima meta strutturata è stata Liegi: una città che ci ha accolti con tutto il suo imponente grigiore, con i suoi campanili pronti a svettare in ogni angolo. Abbiamo apprezzato il mercato domenicale, che si snodava lungo il fiume qui, oltre a un piccolo rifornimento di frutta e pane al formaggio, abbiamo acquistato per la disperazione un giubbino piuttosto pesante per il nostro piccolo vichingo biondo. La foto panoramica è stata scattata dalla cima della celebre (a quanto pare) Montagne de Bueren, una scalinata ottocentesca formata da 374 gradini che Zeno si è goduto dalle spalle del suo papà, per poi accomodarsi accanto a me per osservare il (manco a dirlo) cinereo panorama. La discesa dalla stessa scalinata ci ha poi condotti felicemente a una chicca nascosta: un piacevolissimo localino in cui venivano costantemente sfornati dolcetti. Qui abbiamo avuto il primo indimenticabile incontro con le gaufres di Liegi, altrove note come waffle (nonché souvenir portati a casa insieme a barrette di cioccolato, of course). Goduria ad ogni morso! Unica nota positiva della cucina belga, gliene do atto. 

Ritemprati dalla botta glicemica, ci muoviamo verso l'acquario-museo cittadino: sezioni di animali caratteristici e di botanica e un primo approccio con la fauna marina più disparata per il piccolo esploratore. Terminiamo il giro con altre passeggiate, la sosta (obbligatoria, considerata la passione per il luogo) nella imponente cattedrale e poi rientro alla base.


Il giorno seguente doppia destinazione: partiamo molto scoraggiati verso Mons, cittadina che onestamente, a parte delle enormi facce artistiche installate nella piazza in cui a un certo punto è persino uscito un raggio di sole (!), non ho particolari dettagli da condividere, perché quello che più ci ha colpito è stata la Cittadella di Namur: saliti con la teleferica, abbiamo ammirato dall'alto la capitale della Vallonia.






Passeggiando nei viali ci siamo gustati il percorso che ci ha condotti fino a un'installazione pittoresca, una tartaruga gigante guidata da un uomo bendato, chiamata Searching for Utopia. Ammirando un arcobaleno spuntato all'improvviso oltre il ponte in pietra, possiamo racchiudere il panorama gustato a Namur tra quelli più meritevoli.

Le vere chicche della Vallonia sono però alcune perle scovate nei giorni successivi:

Durbuy, incantevole villaggetto, considerato il paese più piccolo al mondo, uscito da qualche fiaba, ogni angolo si lasciava fotografare mettendosi in posa;

Durbuy

Durbuy



Poi il piacevole e curioso "Villaggio dei Libri" di Redu, incontrato per caso mentre ci dirigevamo verso il più celebre castello di Bouillon, dimora del re Goffredo (di Buglione, per l'appunto). Qui le librerie si incontrano ad ogni angolo, zeppe di offerte cartacee di ogni tipo, età e dimensione. 


Il castello, visitato durante una delle ormai solite piogge, con tanto di spettacolo coi rapaci piuttosto bagnato ma sempre piacevole.



Ogni anfratto di questa antica dimora è stato accuratamente esplorato dal paio di stivaletti di gomma azzurri, dalle cisterne sotterranee alle gallerie che conducevano alle torrette più alte.

 Concludiamo questa giornata con una visita all'Abbazia di Orval, decisamente suggestiva, dato che si passeggia nelle antiche rovine di un monastero medievale. Qui si produce l'omonima birra trappista, che viene venduta a confezioni da 6 allo shop (mannaggiaannoichesiamovenutiinaereo!). Tra i viali silenziosi e gli orti botanici, godiamo questo spirituale (anche se piuttosto turistico) luogo di quiete.




Termino questo lunghissimo post con altre due giornate, molto differenti tra loro: una dedicata ai castelli, di cui è davvero piena la zona che abbiamo visitato, l'altra impegnata nel parco animali di Pairi Daiza.
Il mio animo romantico non può che soffermarsi su due dimore nobili visitate, una solo dall'esterno, molto suggestiva dato che si trovava arroccato con al di sotto una distesa verde piena di ruminanti che 

abbiamo raggiunto con una passeggiata lungo un torrente in cui famigliole rigorosamente nord-europee giravano in canoa; l'altro castello, quello di Veves, ricorda invece moltissimo la location de "La bella addormentata nel bosco" coi suoi torrioni e la sua maestosità (sempre grigia, ovviamente). Qui abbiamo pagato un biglietto per visitarne l'interno, con uno Zeno entusiasta perché dotato di kit del cavaliere: casacca, spada e scudo di legno che ha brandito e sfoggiato con fierezza in ogni sala percorsa. 


Giornata di inaspettato e graditissimo buon meteo (20 gradi e poche nuvole in cielo) mentre esploravamo quanto più abbiamo potuto al parco di Pairi Daiza, con specie provenienti da tutto il mondo, considerato uno dei bioparchi imperdibili in Europa. Forse una eccessiva varietà considerato che questi animali provengono davvero da ogni latitudine e si ritrovano a vivere nel medesimo clima belga... 


Tra elefanti, orsi polari, oranghi e decisamente troppi passi percorsi in un solo giorno, la nostra prima settimana si conclude... Con una super colazione (categoricamente fatta in casa, perché i prezzi per gustarsela fuori sono proibitivi, dato che non vanno al di sotto dei 18 euro a persona!), ci prepariamo per salutare la casa di pietra vista campagna... ci aspetta un tragitto di tre ore prima di raggiungere le Fiandre, la nostra seconda parte di vacanza!







domenica 30 luglio 2023

Belgio vagabondo: intro sentimentale (spoiler: mamma innamorata)


 

I baci mandati con la mano mentre saliva la scala, in braccio al suo "papàLuca". Gli ho augurato una buonanotte, consapevole che domani mattina verrò svegliata dalla sua voce che ci chiama e i suoi passi che faranno scricchiolare il parquet del sottotetto di una casa su tre piani, per arrivare di corsa nel lettone e augurarci un Buongiorno a suon di sorrisi e richieste "la storia di oggi", per conoscere in anticipo quello che succederà e pregustarlo. Ora è il mio momento di aggiornare questo diario emotivo/itinerante, raccontando la prima settimana di una vacanza organizzata tempo fa, con un largo anticipo che ci ha poi visti cambiare qualche piano perché le meraviglie della Vita che accade creano sorprese e scombussolano i programmi... Ad ogni modo eccoci qui, prima nel sud collinare del Belgio, ora nelle distese esposte ai venti provenienti dall'oceano, nel cuore delle Fiandre. Racconterò i sette giorni iniziali di un viaggio che ha avuto un epicentro, cioè l'accogliente "gite" (come chiamano in Vallonia gli appartamenti rurali in pietra, immersi nella campagna) distante qualche km dalla cittadina di Dinant. Il nostro soggiorno è appunto cominciato in un cuore verde di un parco (quello di Furfooz) che non abbiamo potuto visitare come avremmo voluto causa continue piogge, ma la quiete che ci circondava ha comunque contribuito a un senso di benessere che ci accoglieva a ogni rientro della "casa del Belgio" come è stata denominata da Zeno. 


Un cavallino a salutarci, oltre la vetrata, mucche al pascolo da osservare durante le colazioni (categoricamente casalinghe, poi aprirò un capitolo cibo e costi che non pensavo proprio sarebbe stato così "tosto"!). Trascrivo uno stralcio impresso in un diario cartaceo, di due giorni fa (quando viaggio porto sempre con me un diario per appuntare i dettagli, le emozioni, i momenti da ricordare, oltre al "diario di Zeno" che racconta le sue vicende in prima persona, così da avere un personale quadernino dei racconti delle avventure vissute una volta che sarà grande).

"Ticchettano gocce stanche giù dai rami di aghifoglie, scendono lente dopo la -solita- pioggia quotidiana. Una tregua inaspettata, che posso godermi dal giardinetto della nostra casa in Vallonia. Rustica ma elegante, ampia, ricca fin troppo di oggetti tanto che dopo una settimana qui continuo a scoprirne di nuovi (e allontanarli dalle fin troppo rapide e curiose mani del quasi duenne). Dai sassi è evaporata tutta l'acqua scesa nelle scorse ore. Un vociare francese (ché qui è la lingua parlata) fa da sottofondo ai miei pensieri, che si fondono coi rumori di una natura che sa di boschi, allevamenti all'aria aperta e nuvole multiformi.


Interrompo il mio flusso di parole per accogliere quel meraviglioso sole dagli occhi color cielo che è mio figlio. Qui lo scambiano tutti per un bambino del posto, tanto è biondo e con gli occhioni azzurri. Si è svegliato dal suo  riposino e si accoccola tra le mie braccia, osservando insieme a me quello che ci circonda, per la prima volta su questa sdraio. Noto che la prima azione che compie appena varcata la porta-finestra è inspirare profondamente "Sento l'odore del fieno!" Esclama, soddisfatto appena lo riconosce, denso e pungente, nell'aria. Devono ancora sbocciare i suoi due anni e non mi capacito di quanto velocemente acquisisca competenze linguistiche, stupendomi ogni volta che se ne esce fuori con parole sentite e ripetute in frasi appropriate o chiedendo in modo buffo e curioso "che cosa hai ditto mamma?" quando non gli è chiaro qualcosa, a mo' di cantilena. E quanto racconta, ci descrive le azioni che compie, ripercorre con le parole quello che ha vissuto.

E quindi eccomi qui a raccontare quello che insieme abbiamo vissuto, in questa prima settimana, allo sgocciolare del mese di luglio."


Continuerò il blog con le avventure vissute tra distese verdissime, teatri di molte battaglie della Storia, nella Somme dei carri armati, in quei prati immensi immersi nelle foschie basse; proverò a descrivere la mutevolezza di un cielo capace di regalare a una velocità a cui non sono abituata una gamma cromatica tanto vasta; vi porterò nelle piazze dei paesi visitati, o nei corridoi di abbazie di un tempo, di cui restano muri e tradizioni di monaci mastri birrai, correndo insieme a me e alle altre quattro gambe con cui sto visitando questo pezzo d'Europa (ovviamente muniti di giacca per la pioggia e stivali di gomma!).




domenica 9 luglio 2023

"Sono contento!" _vacanza in Romagna con quasi duenne_

 Mi strizzi il viso tra le tue manine paffute, fissandomi negli occhi ed esclamando "sono contento!". Le tue iridi color cielo brillano di serenità, curioso esploratore di tutto quello che ti circonda. "Quello che cos'è?" Domani di ogni oggetto nuovo che incontri con lo sguardo. Gonfiabili, materassini, boe. Tutto trova un nome, che racchiudi nello scrigno della tua memoria per usarlo al momento giusto. Come quando addenti la pesca e dichiari "è croccante!" lasciandomi sempre stupita, come fosse la prima volta che ti sento parlare, usando il termine giusto. Chiacchieri, racconti, rielabori. A volte inventi una lingua tutta tua, altre declami "la donna è mobileee" come fossi un piccolo Pavarotti. Hai i tuoi bei momenti di "troppa energia", come ogni bambino sulla soglia dei due anni che si rispetti. E allora quelle urla, quei "noooo non voglio!!!" per infilare un semplice paio di pantaloncini si trasformano in grandi sfide per la pazienza. "Dai che ti vesti uguale al bagnino!" E una volta funziona, ma quella dopo mica troppo. Cercare strategie, inventare soluzioni nuove. Sperimentare, imparare da un errore o ricaderci nello stesso, ancora. Ma queste piccole fatiche vengono portate via da un'onda quando, nuotando in un mare decisamente meno azzurro dei

tuoi occhi, ridi di gusto e di coccole. E poi, arrivati a sera, la cena al ristorante sotto gli occhi sempre stupiti delle cameriere e del cuoco ormai tuoi amici, tu che spazzi via il piatto di lasagne porzione adulto e poi chiedi la frutta, tu che cerchi di ammaliare la tua cameriera del cuore Daniela con sguardo languido per una porzione di gelato che ti aveva promesso a pranzo. 

Ci stiamo proprio godendo questo tempo per noi, un tempo in cui tu scopri e ci fai scoprire parti di te. Lo spettacolo alla sera, col ballo liscio cantato in piazza e tu che prendi per mano una bimba pronto a ballare con lei. Per poi ritrovarci, a un orario più tardo del solito in quel lettone che ci siamo inventati, con tre piazze per ospitare te, me e la nonna Mary, a raccontarci la giornata, a inventare quello che sarà domani. E, prima di chiudere quei due occhi limpidi, ancorarli ai miei per farmi sapere che "sono contento!".



mercoledì 3 maggio 2023

My Life, Part. N. 13

Non c'è mai più stata una "part2", dopo il mio ultimo post sul viaggio ungherese. Eppure avrei voluto scrivere, in molti momenti, ma c'è sempre stato qualcosa di più importante, di più urgente, di più... Ho perso la mia smania di appuntare stati d'animo, esperienze, vissuti, tendo a farlo più per quanto riguarda le tappe e le piccole conquiste del mio piccolino, così da potergli poi donare dei diari di ricordi di qualcosa che ha vissuto ma che non può ricordare in prima persona. Essere genitore lo vivo  molto come un lasciare spazio (sia allo "splendido ingombro" del proprio figlio, sia al tempo da dedicare alla condivisione e non più solo alle proprie esigenze), senza rinunciare al proprio equilibrio (di coppia, lavorativo, ma anche meramente personale). Penso di aver trovato sempre ottimi compromessi in questo abbondante anno e mezzo, grazie alla cerchia di persone che ci sono quotidianamente e che mi permettono di apprezzare ancora di più i "momenti con" mio figlio perché posso godere di "momenti lontano da".

So di essere riuscita a coltivare comunque l'albero dalle radici profonde e solide della mia relazione, lo affermo con una punta di fierezza in un giorno così importante per la mia vita a due che è iniziata tredici anni fa. L'inizio di maggio ha sempre avuto un certo fascino per me, con tutte le promesse di un'estate che si avvicina, la mia amata fiera di Calendimaggio alle porte, l'anno scolastico agli sgoccioli (ma so che dopotutto quei musetti che mi hanno tenuto compagnia in questi mesi un po' mi mancheranno poi)... E, ultimo ma non certo per importanza, l'inizio di quello che è stato il capitolo uno, quello di svolta della mia vita. Sì perché se ora sono qua, a vivere in questa casa, a poter godere della mia famiglia, lo devo a una sera piovosa di un 3 maggio 2010 che resta indimenticabile in molti suoi dettagli. 

Prima di precipitare in un barattolo di miele è meglio che mi fermi, ma non potevo non approfittare di questo momento tutto per me, col respiro del sonno incantevole proprio dei bambini che mi coccola l'orecchio e la sua manina posata sulla mia fronte (meravigliosa coccola che si è addormentata su di me).

Ora non ci resta che proseguire, attori del nostro spettacolo da creare giorno dopo giorno, sul miglior palcoscenico che esista.




giovedì 16 febbraio 2023

Budapest, part 1.

Scoccavano diciotto mesi, mentre mamma e papà macinavano chilometri con le gambe, lungo il Danubio e per le strade di una capitale a est.
Imprimo qui, battendo il più velocemente possibile le dita sulla tastiera, i ricordi di un viaggio di coppia ancora fresco nel mio cuore.

Una vacanza arrivata senza che ce l'aspettassimo, cogliendo un'occasione imprevista e un volo non troppo costoso. Budapest, una meta che da un po' ci balenava tra i pensieri, con le numerose terme che la rendono celebre e il fascino di quell'Est Europa non così orientale. 
Salutato il pargolo (grazie ancora nonni!), ci siamo imbarcati su un volo come non facevamo da qualche anno. Il fatto che cascasse a ridosso di San Valentino ne ha aumentato l'aura romantica, ma questo è una casualità involontaria. 

La durata del tragitto aereo è stata davvero breve, il tempo di infilare un paio di cuffiette, ascoltare (giusto fino al ritornello, perché sapevano un po' tutte di già sentito) le canzoni in gara a Sanremo ed eravamo sulla pista di atterraggio. 
L'orecchio, inclemente, picchiava e pulsava - di questa parte del volo non sentivo affatto la mancanza! - ma nel giro di qualche minuto e con smandibolamenti vari, tutto è tornato a posto e mi sono potuta godere una città illuminata da molte luci, le costruzioni grigie dalle facciate imponenti, e vie semideserte.
Sfoggiando tutta la nostra giovinezza inside, abbiamo anche deciso di sperimentare un'uscita serale a un Ruin Pub - sostanzialmente locali ricavati dall'interno di edifici bombardati durante la guerra, che hanno ripreso vita con un arredo che spazia dal kitsch all'artistico, zeppi di colori, oggetti vari e assurdi, e uno stile specifico. 
Quello che abbiamo visitato per primo si ispirava un tantino al passato filosovietico dell'Ungheria, e infatti si chiamava Red Ruin Pub. Sorseggiando una birra - ben più economica rispetto alle nostre - abbiamo scambiato quattro chiacchiere immersi in un'atmosfera davvero suggestiva e, decisamente, ROSSA!

Solo con l'alba - si fa per dire, ovviamente dal risveglio è stata bandita qualsivoglia sveglia- ci siamo gustati le meraviglie della città in tutta la loro luce diurna (e nell'implacabile gelo!).
Dopo una ricca colazione che propendeva più per il salato che per il dolce a cui siamo tanto abituati, abbiamo optato per sostare subito alla Basilica di Santo Stefano, a pochi isolati dal nostro hotel (il D8, che, parentesi, si trovava in una posizione ottimane).
il Mc Donald's alla stazione Nyugati
Basilica di Santo Stefano












 In questo enorme edificio religioso spiccavano i decori color oro, ma non passava nemmeno inosservata la mano mummificata del santo che dà il nome alla Basilica. 

Avendo ancora tante energie in corpo, siamo saliti dagli infiniti scalini che ci hanno portati sulla sommità e da qui abbiamo ammirato un plumbeo panorama fatto di tetti piuttosto anonimi e di palazzi che in lontananza spiccavano per le forme curiose. Circondati da voci di turisti italiani ci siamo poi dileguati procedendo nel nostro tour verso la stazione storica dal nome impronunciabile (come il 99% dei vocaboli ungheresi, tranne NAM -no, ETTEREM-ristorante). Qui dentro abbiamo trovato uno dei Mc Donald's più eleganti al mondo (inserito in un locale stile bell'epoque, per farci capire). 
La tappa food l'abbiamo però fatta gambe in spalla, fermandoci brevemente a un baracchino che preparava kürtőskalács (altrimenti chiamato chimney cake, considerata la sua forma) e ci siamo scaldati cuore e pancia tra un morso e l'altro. Nel frattempo, attraversavamo il Danubio, in tutta la sua imponenza.
Percorrendo le vie dell'isola Margherita, che per 2,5km si distendeva lungo il fiume, ci siamo immaginati questo isolotto nelle varie epoche, come leggevamo sulla guida: prima aveva ospitato un convento, poi un harem..e  ora, un parco in cui poter praticare attività fisica e rilassarsi. 

La giornata è proseguita poi con ulteriori km, soste in caffè per ritemprarci ma il punto panoramico è stato raggiunto poco prima del tramonto: il Bastione dei Pescatori.
Insieme a una quantità di turisti spropositata abbiamo scattato qualche foto di rito e poi siamo ripartiti, o meglio ridiscesi, pronti a muoverci alla ricerca del ristorante per la cena. Avremmo anche fatto una sosta al museo Houdini - ebbene sì, era ungherese! - ma arrivavamo troppo tardi e il tour era già al completo. 

Le tenebre calavano, e la ricerca di un ristorantino per la prima cena doveva necessariamente cominciare. Attendendo di ammirare il Parlamento illuminato - considerato che è uno dei più imponenti al mondo e che gode di una quantità di lampioni puntati incredibile durante le ore buie! abbiamo percorso il lungo Danubio diretti alla sponda opposta, con l'intento di attraversare il celebre Ponte delle Catene che però... risultava chiusa ai pedoni!

Senza perderci d'animo abbiamo allungato il nostro percorso, con una (salatissima, in ogni senso) tappa aperitivo in un pub di tipicità belghe.
cena da Hilde
Da qui, primo tentativo fallimentare di gustare i piatti tipici di un ristorante superconsigliato - per la cronaca, l'Hungarikan Bistrò-, con necessario ripiegamento su altro ristorante, Hilde, molto più "pettinato", ma che ci ha comunque permesso di assaggiare carni locali accompagnate da calici di buon vino della zona.

Così si conclude la narrazione del primo dei due giorni pieni di una vacanza che ha avuto il sapore di un salto indietro nel tempo, a quando le uniche preoccupazioni erano programmare nel dettaglio le attività della giornata, avendo però il lusso di poterle stravolgere a nostro piacimento... ora, col piccolo splendido bolide ad arricchirci le giornate, sarebbe risultato impensabile vivere in questo modo la nostra  fuga ungherese, per cui, sì... ci siamo decisamente goduti tutti i minuti di quei due giorni e tre quarti! (Ovviamente il 90% delle nostre conversazioni riguardava Zeno, ma questo è un'altra storia😆).

Appena avrò qualche altra mezz'ora di tempo mi dedicherò al racconto (proprio come negli anni d'oro dei viaggi girovaghi di coppia!) della seconda parte di vacanza!


















lunedì 29 agosto 2022

Costellazioni di ricordi per un anno indimenticabile.

Dodici mesi e un po'.
Un periodo di tempo enorme, volato via con la stessa facilità con cui una piuma si sposta con un soffio.
Ripercorrerli per me, per abbracciare con le parole tutto quello che c'è stato fino ad ora.

I tanti libri letti nel cuore delle notti dei primi mesi, durante quelle parentesi di quaranta minuti scandite dalla fame di un cucciolo d'uomo.
I film non visti al cinema, nessun accesso a una sala cinematografica da quasi due anni, un record (ahimè negativo) che mai avrei pensato di raggiungere. Ma al contempo tutte quelle serie tv, documentari e film che hanno affollato lo schermo durante le  serate casalinghe.
I km macinati a spingere il passeggino, su e giù per strade asfaltate, sconnesse, piacevoli, tortuose.
Quei pochissimi accessi a scuola, per un saluto veloce, con la mascherina, con la distanza, col cuore che batteva forte ma a proprio agio in quei corridoi che non erano più la mia quotidianità.
Le infinite cioccolate bevute in quella pasticceria raggiunta sempre a piedi, allungando il percorso tra chiacchiere e confronti con amiche e i loro pargoli.
Le note audio lunghe, lunghissime (lo so, il dono della sintesi non mi appartiene, perdonatemi!) con aggiornamenti, aneddoti, racconti.
Le vacanze che comunque non ci siamo fatti mancare, con quel sedile anteriore occupato da un musetto che si specchiava e sorrideva per quel po' di viaggio da sveglio (evviva l'effetto soporifero dell'auto!).
Il lago in autunno, le escursioni in una vallata semisconosciuta al confine con la Francia, la città dell'Amore per eccellenza percorsa col marsupio e il suo corpo avvinghiato al mio, con tanto di tappa nella basilica dedicata a San Zeno. La sosta di qualche giorno in quel paesino immerso in un paesaggio che ci ha subito ricordato le Highlands, visitate anni fa. La primavera che arriva timida e le giornate con un piacevolissimo sole a percorrere sentieri di montagna. 
Maggio e il tempo di tornare sull'Isola, con una nave e un tragitto lungo quasi un giorno intero affrontato con con più facilità del previsto, per approdare all'appartamento vicino ai fenicotteri, vicinissimo al mare del Poetto. Pizzette sfoglia a non finire, bagni al sapore di prima volta, piccole conquiste, i giochi con la sabbia. Castelli da creare con le canzoni, come ci insegnava la nonna, (e le coccole, quante coccole di una mamma al quadrato, raddoppiate, per me e per il suo adorato piccoletto che viziava di cibi e di giochi a non finire). 
Il rientro dopo quel mese intenso e leggero, un'estate di Brianza, cene con amici, sere al sapore di sagre, di parchi, prima di ripartire con una macchina ben organizzata e incredibilmente snella, nonostante fosse piena di tutto quello che avrebbe potuto servire a due adulti e un bambino che nel frattempo ha imparato a fare "uno" col dito, in risposta alla domanda "quanti anni compi?". 
Vallate verdissime, animali di fattoria, cibi genuini, escursioni lente, ma anche immersione di azzurro per gli occhi mai paghi di paesaggi indimenticabili. Cascate, laghi incredibili, e poi un po' di mare più turistico, di folla e di primi passi incerti sulla sabbia fine con le mani ben salde in quelle del suo super papà. 
La ciambella gialla e i bagnetti nell'acqua trasparente di un'isola felice, proprio come lo eravamo noi. 
Il rientro che ci fa ancora ridere quando lo raccontiamo a qualcuno, quasi 8 ore consecutive di auto con un dormiglione patentato seduto dietro di noi e la nostra voglia di fare colazione che ci ha costretti a svegliare con grande difficoltà il bell'addormentato per una sosta veloce in Autogrill. 
Un agosto trascorso senza gite particolari, dedicato all'organizzazione di una festa grande e colorata per il primo compleanno di Zeno, e poi altre cene, altre passeggiate, altri pomeriggi con amici, con i nonni che ritornano un po' bambini, le zie che si spupazzano il piccolo vichingo biondo. Un bambino che si fa amare per la sua incontenibile gioia con cui affronta qualunque aspetto della vita (a parte l'attesa tra un boccone e l'altro durante i pasti, su quella dobbiamo ancora lavorarci!).
Nel frattempo vaccini, denti che spuntavano tra pianti più o meno drammatici, giretti al mercato il martedì dove oramai qualunque bancarella ci conosce, prime pedalate in bici con un caschetto blu e un seggiolino datoci temporaneamente (grazie amici), vestiti regalati, prestati, scambiati. Giochi e libri, tantissimi da sfogliare, riconoscere, coi quali interagire. Pannolini, montagne di pannolini di qualunque taglia (ma tendenzialmente sempre la stessa marca, oramai una garanzia!).
Spazzolini da denti mignon (più masticati lungo il manico che usati nel modo corretto dal lato delle setole!), cucchiaini stretti in una manina che nel giro di qualche mese è passata dall'afferrare grossolanamente pezzi (di pasta, verdure, frutta, polpette e chi più ne ha più ne metta) a brandire, ora, utensili carichi di cibi che viaggiano verso una bocca sempre felice di essere spalancata.
Le canzoncine ballate con gli indici rivolti in su. Gli stessi indici che puntano al cielo se passa un aereo, alle parti del corpo se vengono nominate. 
La musica di Robbie Williams che funziona come tranquillante per le situazioni di emergenza, mentre prima non poteva che essere "When you believe" (brano probabilmente più trasmesso dalla nostra Alexa!) ad accompagnarlo verso il mondo dei sogni.
Nel frattempo informarsi, confrontarsi, leggere libri, post, blog, newsletter per capire come funziona il cervello di un neonato, quali attività sono più adatte, cosa si rischia di sbagliare e qualunque dubbio o curiosità mi balenasse, perché io coi bambini così piccoli non ho mai avuto a che fare e quindi che paura! Prima di immergermi a capofitto in giornate e nottate con un esserino del tutto dipendente dalla sua mamma e papà. E quindi via, si sfruttavano momenti, ore intere, per approfondire qualche aspetto particolare, scovare dei giochi casalinghi, imparare a interpretare bisogni e soprattutto imparare a gestire le proprie emozioni da genitore, cercando di far bilanciare una parte razionale altrimenti inglobata dall'emotività immediata in risposta a un atteggiamento o un pianto che non sapevamo interpretare (e qui un grazie gigantesco a quanto l'altra metà della coppia ha saputo indirizzarmi verso la tranquillità sempre e comunque, tanto difficile quando si è calati dentro una specifica situazione ma altrettanto necessaria). 
Se c'è una cosa che appunto non è affatto mancata è stato proprio il tempo: un anno in cui potevo gestire tutto quello che vivevo senza la paura trascurare qualcuno o qualcosa, perché l'unico obiettivo di ogni giornata era consolidare un rapporto, una simbiosi a tre che è stata costruita con grande naturalezza e bellezza.
Ora si riparte, con una voglia propria di chi ama quello che ha scelto di svolgere come lavoro, ma anche con quel pizzico di incertezza su come riuscirà a districarsi tra tutti quegli impegni ben noti, le lezioni che si cerca sempre di personalizzare al massimo, le classi da riprendere e quelle da conoscere da zero. Ragazzi mutanti con i loro anni da preadolescenti addosso a cui non sanno ancora bene che forma dare e noi insegnanti lì, a provare a dimostrarci presenti ma non troppo ingombranti, interessanti ma non eccessivi, decisi ma non autoritari. Colleghi nuovi, ritmi da riprendere e da far conciliare con quella nuova me, forse più organizzata di prima, grazie a questa incredibile esperienza in cui non sapevo bene se mi sarei piaciuta o meno, ma dopo un anno e poco più posso affermare con soddisfazione che questa mamma Giulia mi piace molto.
In quest'anno così carico di emozioni e prime volte (per me, per noi come famiglia, per Zeno) tante sono state le persone fondamentali, e non mi metterò di certo a elencarle tutte, tanto loro sanno già. E non intendo solo chi mi ha instancabilmente teso una mano, offrendomi presenza e supporto, ma anche a quanti hanno avuto il piacere di seguirmi, ascoltarmi, dedicarmi il loro tempo e i consigli preziosi.
Ho riscoperto e coltivato rapporti, condividendo pezzi di vita (e di passeggiate, giochi, merende coi nostri marmocchietti!), altre relazioni si sono consolidate, per altre ancora ho vissuto passo passo con amici decennali momenti di grande entusiasmo e spensieratezza, ma anche dolori ineffabili difficili portare sulle spalle e nel cuore. 
Spero di essere stata solo un decimo di quanto l'insieme di tutte queste persone sono riuscite a donarmi, perché se nei primissimi mesi ero avvolta nel mio (nostro) nuovo "guscio" di famiglia, col passare del tempo mi sono sentita sempre più a mio agio, cercando di vivere e far vivere tante più esperienze di normalità possibili a quel fagottino gigante che ora sta dormendo a una stanza da me. 
E stanotte so già che mi dovrò alzare quel paio di volte per sistemare un ciuccio perso nel lettino che ha scatenato un momento di pianto nel sonno, o rimettere in posizione supina quel corpicino che, sempre durante la nanna, ha deciso di cambiare posizione gattonando sul materasso o sedendosi nell'angolo della sua tana notturna (il tutto sempre con gli occhi chiusi in qualche sogno). Ma, anche se lì per lì sbufferò, so già che nel giro di poco questa sensazione verrà rielaborata (come è stato per tutti quei momenti difficili vissuti) e resa edulcorata dalla memoria del cuore. Perchè se riguardo indietro con la lente di ingrandimento ripesco con molta più semplicità manciate di momenti raggianti, o perlomeno sereni, rispetto a quelli più cupi (che comunque ci sono stati ma viva la memoria selettiva).
E se proprio dalla mia memoria ci sono delle sensazioni che non andranno mai via, emozioni che solo io ho potuto provare, che ho cercato di imprimere nella carta di un diario, o di raccontare con una voce incapace di restituire tutta quell'enormità, beh, so per certo che ognuna di queste briciole di recente passato non può che creare una splendida costellazione di ricordi a cui andrò ad attingere quando ne avrò voglia o bisogno. 
Chiudo questo lunghissimo flusso di pensieri sparsi, concentrati, notturni, con uno scatto rubato di qualche settimana fa: Zeno nel suo posto preferito che riesce a mettersi in piedi per arrivare più in alto. Perché in quella che sembra una cartolina di una pubblicità, ci vedo racchiuso il senso di questo anno in cui un essere vivente che ancora non articola frasi di senso compiuto (se non la parola "pappa" accompagnata da lallazioni e suoni gutturali simpaticissimi) ha attribuito un nuovo senso ad ogni mio giorno.

I neonati e i bambini hanno bisogno di qualcuno da cui copiare la felicità e di qualcuno insieme a cui essere felici.
                                                                               Mary e Robert Goulding

giovedì 11 agosto 2022

"Sto imparando da te"

La frase del giorno, tratta dal nostro calendario delle antiche saggezze, pare proprio un augurio di futuro. La mia ambizione piu grande nei confronti di mio figlio è che possa sempre e per sempre sentirci la sua patria. Oggi, nel suo primo compleanno, e per ogni candelina che soffierà. C'è una canzone che si intitola "Babbo Natale esiste", di Fabrizio Moro, che mi ha sempre emozionata. Da un anno esatto a questa parte vivo il suo testo con sempre più intensità e concretezza. "Ogni volta che tengo la tua piccolissima mano, sto imparando da te". Ne ho imparate di cose, in questi dodici mesi. Cose che hanno il sapore di conquista per due piccole mani e piedi esploratori, cose che profumano di scoperta, cose che diventano occhi sgranati e meraviglia. Il privilegio di un percorso fatto di saliscendi dolci, prendendo rincorse e godendoci le discese, insieme. Il privilegio di essere i suoi genitori, di un bambino che sorride alla Vita coi suoi sette denti e quel ditino che spunta quando gli si chiede quanti anni compie. Una valanga di istantanee per immortalare momenti preziosi, che la memoria del cuore conserva già nel suo "per sempre". Scatti che intrappolano istanti vissuti col sorriso.
"Sto imparando da te che l'immenso per me è chiudere la porta e stare nel tuo mondo dove i buoni non muoiono e le cose hanno il loro senso logico, dove fantasia e paura si confondono, dove l' aria è pulita, dove scorre la vita, dove io rivedo me con le scarpe più piccole, dove scrivere il tuo nome è una conquista incredibile". Siamo ancora lontani dallo scrivere il tuo nome, ma già solo sentirti gattonare appena sveglio per arrivare in camera nostra a darci il buongiorno a modo tuo è il modo migliore per iniziare una giornata. Grazie per ognuno di questi 365giorni, raggio di sole nato nella notte delle stelle cadenti.