La Rivista Culturale

domenica 17 giugno 2018

Avventure.

Letteralmente "le cose che accadranno".
Tutto ciò che non è l'oggi e tanto meno lo ieri, bensì adventura, ciò che verrà. Non si specifica se in bene o in male, se con brividi dati dall'incertezza o singhiozzi nel cuore.
Nell'etimologia della parola non c'è niente di tutto questo, siamo noi uomini a voler identificare, nel termine, qualcosa che ci scompiglierà, che ci muterà nel profondo, che ci lascerà uno strascico nel futuro.
Inevitabilmente, la sfumatura di incertezza mista ad eccitazione è esattamente il significato che do io stessa a questo vocabolo che sta per concretizzarsi, con un futuro in via di realizzazione che non ha ancora le fattezze di un sentiero, ma piuttosto di una verdeggiante vallata aperta, sulla quale splende un sole di speranze.

Ho provato a fare una breve ricerca immagini su Google, per avere la conferma che sì, anche il più celebre motore di ricerca del mondo occidentale, la pensa come molti: l'avventura è spazi aperti, zaino in spalla, braccia spalancate mentre ci si lancia in boschi più o meno selvaggi.

Qui, direttamente dalla mia casa bianca e azzurra a qualche centinaio di metri dal mare, pregusto queste "cose che accadranno"; me le figuro, ci faccio qualche ricamo, le infarcisco di aspettative che, chissà. Un'estate insolita è quello che mi aspetta, un primo solco nella direzione di un nuovo futuro possibile, per verificare che il terreno sia effettivamente calpestabile e sullo stesso terreno un giorno poter costruire una casa, una nuova casa che non sarà più azzurra e bianca probabilmente, ma magari vicino a uno specchio d'acqua, beh, quello sì.

Chi si abitua a vivere vicino al mare, come può poi abituarsi all'assenza di tutto quel blu?

Ora che scrivo di lui, dell'onnipresente mare per chi vive su di un'isola come me, mi rendo conto che mi chiama a sé. Una passeggiata sulla riva, qualche sguardo al suo orizzonte. A scrutare là, dove il cielo e l'acqua fanno l'amore e i sogni degli uomini vengono cullati dalle onde, che prima o poi porteranno a riva nuove avventure....


domenica 13 maggio 2018

A te che mi hai insegnato i sogni e l'arte dell'avventura, a te che credi nel coraggio e anche nella paura, a te che sei la miglior cosa che mi sia successa, a te che cambi tutti i giorni e resti sempre la stessa

Ho infornato la torta in una domenica pomeriggio di sole.
Il profumo inizia a diffondersi per la casa, mentre inevitabilmente, oggi più che in altri giorni il mio cuore torna un po' più su, verso nord. Verso quella che è stata per me "casa" fino a qualche anno fa.
Oggi che è la tua festa, e dopo aver trascorso la mattinata tra spesa, fornelli e piatti, ti starai godendo un film al cinema, dato che in Brianza il tempo è "na schifezza", come mi hai detto prima per telefono.
E se posso cucinare una torta con piacere, lo devo a te, che mi hai trasmesso anche questa passione, quella per la cucina. Certo, tu sei una cuoca imbattibile (i tuoi scialatielli dovrebbero essere inseriti nel patrimonio UNESCO), ma ogni volta che mi dedico alla cucina, è come se un po' di te sfogliasse il libro delle ricette, mescolasse le uova con la farina, fosse orgogliosa del piatto appena preparato.

Torneranno i giorni in cui questa festa la potremo trascorrere insieme, con un mazzo di fiori colorati, uno dei miei soliti biglietti che ti fanno commuovere e un bel pranzo insieme, magari. Cucinato da me, si intende. Almeno per la tua festa...

Mi hai raccontato di quando ero piccolina, dei nostri lunedì insieme, di come eravamo prese dai giochi (tu acconciata da Pippi Calzelunghe, in sella al mio triciclo, mentre io ti spingevo per il cortile) e all'improvviso veniva a trovarci la nonna, che subito chiedeva preoccupata se avessi fatto la merenda. Ridevi nel raccontarmi di quante volte te l'eri dimenticata, la merenda, talmente eravamo intente a divertirci insieme. Perché i momenti così non potevano essere la quotidianità, perché solo la domenica e il lunedì le parrucchiere chiudono il negozio, anche se la tua assenza a causa del lavoro veniva egregiamente supplita da un'altra donna che per me avrebbe scalato mari e monti. La nonna Diva e i suoi passati di verdura, la nonna Diva e i pomeriggi trascorsi a imparare le tabelline e, poco più grande, io a leggere per lei i libri che una volta erano stati tuoi.

E le sere, al ritorno dalle tue giornate piene di lavoro (non solo di capelli, ma anche e soprattutto  di parole, lamentele, confidenze di tutte le tue clienti di questi anni)  avevi la pazienza di guidarmi nei miei primi passi, sul pavimento di casa prima e sull'asfalto della vita poi.

Quanti consigli preziosi, quante giornate indimenticabili insieme.

Salivamo la scala ballando sulle note di una canzone che non so bene se esista davvero o l'avevi inventata tu, giocavamo a "le signore", inventandoci storie di noi due in veste di casalinghe indaffarate, nonostante io avessi a malapena 8 anni, o forse meno.

Le nostre brevi fughe estive in Liguria, per ritagliarci qualche giorno di noi, e prima ancora le serate al cineforum, nonostante la voglia di uscire, il martedì sera fosse sempre difficile da trovare. Poi discutevamo del film visto, e sì che ne era valsa la pena di non infilarci il pigiama alle 9.
I libri che ci consigliavamo a vicenda, e che continuiamo a consigliarci ancora oggi, mandandoci foto su Whatsapp e link ad articoli di recensioni.
Quante serie tv condivise sul divano, quante colazioni fuori e quanti aperitivi ci siamo godute.

Tenacia e bontà, ecco quello che sei per me. Oltre a positività, sorriso, gratitudine, gentilezza. Orecchie per ascoltare, bocca per consigliare.
Mani per stringermi a te.

Vado a controllare la torta, mentre penso che sarebbe così bello potertene far assaggiare una fetta anche se tu "non sei di dolci, né di primi" come ripeti sempre.

Il mio debito più grande con la Vita sei tu, insieme al papà ovviamente.
E riscattarlo per tutto il tempo che mi sarà concesso, essendoci per te quanto tu sei stata presente per me, credo sia il miglior modo per dirti GRAZIE, MAMMA.



sabato 5 maggio 2018

Abbiamo imparato



"Cosa ci fa vedere, prof?"
Le mie dita armeggiano con la tastiera del pc.
Youtube. Parole chiave: piano, Amelie. Eccola.

"Non vi faccio vedere niente. C'è solo da ASCOLTARE."

E allora play. Di musica. Di voce che legge una poesia, una dichiarazione, uno scritto uscito di getto, la sera prima. Ispirata dai versi di Maya Angelou.

"Ho imparato che la vita è imprevedibile, ma possiamo fare del nostro meglio per renderla piena di significato, per noi e per gli altri;
ho imparato a pronunciare una parola difficile e pesante come SCUSA, e sentirmi incredibilmente leggera nel farlo;
ho imparato che centosessanta chilometri al giorno possono trasformarsi in una bella avventura, anche se all'apparenza sono solo "un mucchio di strada...";
ho imparato e sto imparando a svolgere quello che, secondo me, non è solo i lavoro più bello del mondo, ma proprio un modo di vivere: insegnare;
ho imparato a vivere lontana da mamma e papà, anche se ogni giorno mi mancano;
ho imparato che non si smette mai di imparare;
ho imparato che ascoltare è uno dei più bei regali che si possono fare gratuitamente alle persone, certe volte;
ho imparato che l'amore ti riempie la vita come nessun'altra cosa è in grado di fare;
ho imparato che ci portiamo dentro chi non possiamo più avere accanto;
ho imparato che certi momenti rimarranno per sempre nel cuore, a illuminare i periodi bui che, inevitabilmente, capiteranno lungo il cammino;
ho imparato e tanto ancora imparerò, e sono grata alla Vita per questo."

Alzo gli occhi dal foglio e in quel frangente, le loro mani iniziano ad applaudire, con gli occhi che brillano di gioia e di emozione che sì, è arrivata dove speravo arrivasse.

"Ma lei ci vuol far piangere..." commenta S., dietro i suoi occhiali azzurri.

Sorridiamo entrambe, perché ora è il loro momento di raccontare, dopo averlo fatto a se stessi, che cosa hanno imparato, in questa loro pur breve ma piena vita. Un compito di cui nessuno si è lamentato, uno dei compiti che sono più curiosa di leggere, ma che mai, assolutamente, correggerò.
 Perchè quello che hanno scritto non può essere sbagliato. 

I più timidi mi allungano il foglio scritto a mano, "lo legga lei, per piacere...", qualcuno, più coraggioso si avvicina alla cattedra con la voglia di raccontarsi.

Lasciamo il sottofondo musicale, è piaciuto ai ragazzi.
Qualcuno, a brano finito, propone un'altra musica, sempre note di pianoforte ma accompagnate da una voce struggente, la voce di Gary Jules. Mentre solo ora, rileggendo il testo di Mad World, mi rendo conto di quanto quella canzone, fosse perfetta. Per quel momento, per loro, per noi.



"Children waiting for the day they feel good 
Happy birthday, happy birthday 
And I feel the way that every child should 
Sit and listen, sit and listen
Went to school and I was very nervous 
No one knew me, no one knew me 
Hello teacher tell me, what's my lesson? 
Look right through me, look right through me"
Un verso che rimbomba con tutta la sua forza, nella mia quotidianità. 
Di me, insegnante che impara, scrutando nelle loro innumerevoli mutazioni, mentre i dodici anni diventano tredici, e hanno voglia di raccontarmi, uno per uno, cosa hanno imparato dalla vita... mentre il cuore si riempie di commozione e i loro versi, scivolano nell'aria soffiati dalla mia voce


"Ho imparato che le persone cambiano
e con loro il modo di pensare;
ho imparato che la pazienza
nella vita è tutto e che vale la pena aspettare;
ho imparato che ogni rapporto è importante
e che nulla è scontato;
ho imparato a crescere e 
ad imparare da chi sa..."

"ho imparato che le sensazioni bisogna viverle tutte
ho imparato che si cade spesso in basso, in molti sensi, ma la cosa più importante è alzarsi e guardare avanti
ho imparato a lasciar perdere molte cose"

"ho imparato a saper accettare
ho imparato a saper aiutare
ho imparato a sapermi divertire con un pallone fra i piedi"

"ho imparato che si può sapere molto di una persona anche solo dallo sguardo
ho imparato cosa significhi la parola "rispetto"
ho imparato a studiare"

"ho imparato che noi non dobbiamo cambiare per essere accettati dagli altri, è sempre meglio essere noi stessi che fingere di essere chi non sei.
Ho imparato che nella vita ci dobbiamo accontentare delle cose che ci possono o che ci possiamo permettere"

"ho imparato che nascondersi dietro una maschera non serve a niente.
Ho imparato a non nascondere i miei sentimenti.
Ho imparato che molte persone smettono di fare sport per paura delle prese in giro.
Ho imparato ad essere responsabile delle mie azioni" 

"Ho imparato che bisogna studiare per raggiungere gli obiettivi che si vuole raggiungere.
Ho imparato che la vita non è fatta solo di delusioni.
Ho imparato che per realizzare un sogno bisogna crederci.
Ho imparato che le persone, per quanto siano crudeli, per quanto siano cattive, non lo fanno per farti arrabbiare, ma per farti capire quanto sei forte.
ho imparato che se si vuole bene a qualcuno lo si deve lasciare andare per la sua strada.
Ho imparato che il proprio cammino è pieno di scoperte..."

"Ho imparato che la vita è troppo breve per preoccuparsi di ciò che pensano gli altri.
Ho imparato che certe parole fanno più male di uno schiaffo.
Ho imparato che gli amici si conquistano mostrando loro chi siamo realmente.
Ho imparato che non si giudica un libro dalla copertina..."

"Ho imparato ad affrontare la giornata con il sorriso.
Ho imparato che la distanza da una persona crea sofferenza.
Ho imparato che dietro un rimprovero c'è sempre un insegnamento.
Ho imparato che occorre molto tempo per ottenere la fiducia di una persona e pochi secondi per distruggerla.
Ho imparato che è bello fare qualcosa per gli altri, in cambio di un semplice sorriso.
Ho imparato che per essere felici non serve avere molto ma dare importanza alle piccole cose..."

"Ho imparato che dopo tante brutte giornate prima o poi tornerà il sole.
Ho imparato che arrabbiarsi non serve a niente.
Ho imparato che tutti abbiamo bisogno di un amico.
Ho imparato che è importante leggere e scrivere.
Ho imparato che sbagliando si impara..."

"Ho imparato che se mi impegno ottengo buoni risultati.
Ho imparato che è utile saper fare tante cose, come il letto la mattina.
Ho imparato a voler bene ai miei amici.
Ho imparato che è importante imparare."

"Ho imparato che andare a scuola serve,
ho imparato che la vita va sempre avanti,
ho imparato che è bello avere animali,
ho imparato che mi devo divertire..."

"Ho imparato a vivere la vita con più serenità e allegria.
Ho imparato a credere in me stessa e a non arrendermi mai.
Ho imparato a lottare un po' di più per ottenere qualcosa..."

"Ho imparato che un amico non è solo un compagno di studi, ma è una persona che ti fa stare bene.
Ho imparato a non farmi influenzare perché io ho un cervello e posso ragionare.
Ho imparato a disegnare i miei pensieri e le mie passioni e a condividerle con chi mi sta a fianco
Ho imparato che con la gentilezza si ottiene di più."


Sono solo alcune, delle loro cose che hanno imparato. Un pezzo di ognuno, una manciata di versi estrapolati dai loro fogli che vorrei conservare per sempre, nei cassetti della mia memoria. 
E dico che io,
Ho imparato a volervi bene, come si fa con quelle cose della vita che vengono naturali. 

Respirare.
Andare in bicicletta.
Inghiottire la saliva.
Chiudere gli occhi durante uno starnuto.


Volervi bene.


domenica 28 gennaio 2018

L'oneroso onore della prof.

"Prof, perché non scrive più?"
Me lo domanda A., con i suoi occhioni grandi ed espressivi, mentre parliamo di diari, blog e scritture private.
Allora torno qui, dove posso essere un po' la prof Dilib  e allo stesso tempo quella ragazza che ha voglia di raccontare il suo turbinio di emozioni.
Il nuovo anno è iniziato con le pile ricaricate, nonostante il viaggio verso "il continente" sia sempre piuttosto lungo e impegnativo (tra auto, traghetto e guida su terraferma ci si impiega quasi un giorno intero!), ma tornare poi a casa, qui nella regione in cui o splende il sole o soffia il vento, è stato molto bello. Intanto i giorni da prof trascorrono tra soddisfazioni, sorprese e qualche fatica, ma anche tanta consapevolezza (ogni giorno sempre di più) di quanto sia delicato e allo stesso tempo pieno zeppo di responsabilità il mio lavoro.
Un pomeriggio della scorsa settimana, mentre li rendevo partecipi di quanto io li vedessi cresciuti rispetto all'anno scorso, sempre A. ha esclamato tutta fiera "Sì io sono cresciuta di tre centimetri nell'ultimo mese!".
Io ho sorriso e ho spiegato che no, intendevo crescita interiore. Intendevo il tipo di discorsi che riusciamo ad affrontare, ora più maturi e introspettivi, a quanto a fondo stiamo scavando, sempre di più, tutti insieme, senza la paura di sporcarci le mani con la terra, perché solo in questo modo possiamo scoprire e allungarci interiormente. Non so quanto e come interpretino la mia meraviglia nell'essere loro accanto, durante questa fase così delicata e impegnativa.
Io lo vivo come un oneroso onore.
Chissà cosa rimarrà. Nei ricordi, nel futuro, quando vorranno ripensare al periodo della scuola media. Rievocheranno quelle scaramucce in classe in grado di trasformarsi in un lampo un battaglie epocali, vedendole per quello che sono, ovvero momenti di confronto e di crescita. Assaporeranno un attimo di buonumore quando, nel bel mezzo di una giornata da adulti qualunque, verrà loro in mente una delle splendide risate che esplodevano nell'aula, ravvivando i cuori e i momenti più tesi.
Adoro ridere insieme a loro, lo sento come un modo di affrontare insieme anche le giornate più difficili (e, nell'età della preadolescenza, sono la maggioranza dei giorni).
Chissà cosa resterà di quelle spiegazioni che ora li avvincono, di quelle slide proiettate alla LIM costretti a copiare per il loro bene, nonostante le sbuffate. Le ore di mensa in cui chiacchieriamo di argomenti leggeri, le ore di dibattito e quelle in cui si mettono alla prova.
Le ore in cui crescono, tutte quante.
A volte è davvero difficile incuriosirli. Catturare la loro attenzione è sempre una sfida, ma quando ci si riesce, quando ognuno di quel paio di occhi guizza di curiosità e partecipazione, beh, si vince la più intensa delle sfide. Mani che si alzano, parole che escono a raffica, la voglia di dire, condividere, inconsapevolmente, imparare.
Loro non lo sanno, ma fanno crescere anche me. Mi stanno aiutando a invecchiare nel migliore dei modi.
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sabato 16 settembre 2017

Un nuovo anno (in più)

Esattamente un anno fa pioveva.
Proprio come oggi.
Avevamo però la casa piena di trambusto, muri da imbiancare, mobili ricoperti da cellophane.
Poi la chiamata, il sedicisettembreduemilasedici.
Dovevo recarmi a scuola, la scuola alla quale mi avevano assegnato dopo la vittoria del Concorso, per prendere servizio.
Qui c'era allerta meteo, perché di solito se in Sardegna piove, lo fa con tutta l'anima e finisce per allagare mezza isola.
Allora sono andata, Googlemaps a condurmi per strade nuove e sperdute, tanta ansia dentro e la stessa quantità di gioia immensa.
Quella strada che mi sembrava infinita, e che mi sono poi abituata a percorrere, chilometro dopo chilometro per un lungo anno scolastico.
Incontrare colleghi e scambiare veloci sorrisi e consigli.
Ritrovare quei colleghi e conoscerne di nuovi, un anno dopo.
Le aule piccine che mi avevano accolta un anno fa, mi danno il bentornata oggi come stanze amiche.
Decoriamole, personalizziamole, rendiamole vive, dico ai miei musini.
Perché loro sono il motivo per cui questo lavoro mi fa straripare di felicità e gratitudine.
Pur con tutte le incognite nelle quali sicuramente inciamperò, i momenti di difficoltà.
Ma quanto sono belli, mentre crescono, questi boccioli di donne e uomini del futuro.
E quanto sanno far emozionare, quando entri in classe con un anno in più e loro ti accolgono cantandoti TANTI AUGUUURI A TEEEE...TANTI AUGURI PROFDILIBEEERTIIII...

Dunque buon anno in più a me e a tutti noi.

giovedì 20 luglio 2017

Cinque (..e mezzo) consigli da sfogliare

Mi sto godendo alla grande le ferie e per me godersele significa, innanzitutto, leggere. Mi sento quindi in dovere di condividere con voi (e voi a vostra volta, se vi va) qualche consiglio di lettura. La mia libreria piange per il peso che è costretta a sopportare, per cui aspettatevi altre recensioni librarie da qui a breve. Intanto, segnatevi questi titoli... (e fatemi sapere se i sono piaciuti o se già li conoscete!)


Stoner di John Edward Williams: tanto avevo letto di questo libro, tanto vorrei scriverne ora, dopo averlo divorato. La piatta vita del protagonista, scandita da traguardi non particolarmente significativi, quasi faticando a provare le gioie e le grandi passioni che animano l'esistenza umana, ha una capacità magica di coinvolgere il lettore e appassionarlo come la bella narrativa americana sa fare. Il professore universitario William Stoner, nato a fine '800 da una famiglia di contadini, insegna presso l'università del Missouri fino alla sua morte. Nel corso dei suoi sessantacinque anni conosce solo successi di poco conto, sposando una donna che non lo amerà mai (o comunque lo farà male e a modo suo). Eppure, la prosa di questo romanzo, incanta. Nel momento in cui Stoner prende in mano la sua vita, decidendo la sorte di uno studente universitario, deviando quello che sembrava un destino già segnato, noi siamo lì, accanto a lui, a osservarne i gesti, misurarne le parole. Difficile da descrivere, lo ammetto. Ma proprio per questo, necessario da leggere.
Per: chiunque abbia voglia di innamorarsi di un libro. E per chi insegna, obbligatorio.


L'estate fredda di Gianrico Carofiglio: ammiro e stimo l'autore di questo bel romanzo, corposo ma anche scorrevole, come sa essere appunto l'ex pm che ha voluto regalarci una nuova avventura del maresciallo Pietro Fenoglio. Ambientato in un 1992 che appena marginalmente è interessato agli scandali di Tangentopoli, mette in scena le vicende di una mafia pugliese dai tratti rudi, arcaici, fatta di ritualità e impregnata di un simbolismo parossistico. I protagonisti si muovono in un mondo e con una terminologia che appartiene alla sfera della mafia, se ne indagano le caratteristiche, i legami, le azioni. Intelligenza, fortuna, ambiguità, portano Fenoglio e un suo collega a risolvere un'indagine apparentemente semplice, scavando nelle vite di criminali e non, anche attraverso il linguaggio ipnotico e burocratico dei verbali giudiziari. 
Per: chi apprezza una scrittura lucida e solida, con una trama avvincente e mai scontata.

Coraggio! di Gabriele Romagnoli: ho assistito alla presentazione di questo breve ma succoso libricino ed è stato amore a prima vista (anzi, a prima "sentita"). Il giornalista e scrittore Romagnoli si concentra su di un tema apparentemente astratto e labile: il coraggio. Portando al lettore una serie di esempi ben concreti di atti di vero e proprio coraggio, si arriva gradualmente alla comprensione piena di un valore di cui è possibile, anzi, probabile, avere un'esperienza diretta. Umanità, attualità, storia, si mescolano in un cammino che percorriamo insieme all'autore, indagando le sfumature e le caratteristiche che ci fanno additare come coraggiosi determinati individui. In Solo bagaglio a mano (altro libro dello stesso autore che consiglio appassionatamente) venivamo messi a nudo di fronte alle priorità, alle esigenze di una vita, e lo facevamo guardando a un oggetto simbolico come, appunto, il bagaglio a mano. Quanto puoi riempirlo per portare con te solo e tutto lo stretto necessario? Quanto puoi riempire la tua vita, con ciò che veramente conta? In Coraggio, la protagonista è ancora una volta la vita, e ci invita a guardare ad essa mettendone in luce le qualità che fanno di noi esseri umani.
Per: chi non crede agli eroi, chi ha sfiducia nel mondo; ma anche per chi sa valorizzare il piccolo gesto, o le grandi scelte compiute da persone comuni.

Mio fratello rincorre i dinosauri di Giacomo Mazzariol: una storia (vera) di quanto possa essere straordinariamente normale la vita di un ragazzo down, raccontata dal fratello maggiore. Giacomo, giovanissimo scrittore, rapisce con una prosa leggera, vivace, senza pretese se non quelle di raccontarci la sua famiglia e, in particolare, la fortuna di avere un fratello come Giovanni: bambino enigmatico, con gli occhi da cinese e una voglia irrefrenabile di godere appieno le gioie della vita. Difficile penetrare in quel mondo apparentemente semplice, decifrarne il linguaggio, comprenderne le sfumature. Eppure Giacomo Mazzariol ci riesce e regala pagine di tenerezza, lucidità, consapevolezza e verità. 
Per: tutti, ad ogni età e latitudine. Per capire, imparare, e perché no, commuoversi.


Qualcosa di Chiara Gamberale: a prima vista un libro per bambini, con tanto di illustrazioni e caratteri di scrittura piuttosto grandi. Una sorta di delicatissima fiaba che ha come protagonista la figlia di Qualcuno di Importante e Una di Noi (rispettivamente re e regina): battezzata subito Qualcosa di Troppo, per la smania dimostrata fin dalla nascita nella sua fame di vita, ché nulla le bastava mai. Una ricerca della gioia in più, dell'amore in più, dell'esperienza in più. Fuggendo la noia, quando invece anche la noia riempie la vita, come le insegnerà il Cavalier Niente. In un'ambientazione surreale, in un'avvincente alchimia tra semplicità e filosofia, accompagniamo Qualcosa di Troppo nella sua avventura e ne veniamo ricompensati con una consapevolezza in più: imparare a rifuggire dalla costante necessità di riempire in modo ossessivo la vita per assaporare invece l'apparente vuoto di un cielo, ammirato distesi su di una collina erbosa. 
Per: tutte le età di chi ama viaggiare in un sogno a occhi aperti; la lettura multistrato appassionerà grandi e piccini, anche grazie alle illustrazioni di Tuono Pettinato.




venerdì 30 giugno 2017

elogio del "Nonostante".

Mani da stringere, che diventano guance da baciare.
"Grazie" detti col cuore capaci di riscaldare un'aula piuttosto fredda, a causa del condizionatore che mi spara addosso. Ma ci sono quei "Grazie", e lo capisci benissimo che significano molto di più.
Con oggi si conclude il mio primo anno da vera insegnante. Non che prima non lo fossi, non che chi non è "di ruolo" non lo sia. Però avere quell'ufficializzazione, dopo una discussione sull'anno di prova, dopo un concorso, dopo un TFA, dopo una (anzi due) lauree, beh, mi dico "ce l'ho fatta".
Ora inizia il bello.
Quelle mani che stringevo stamattina, mani di mamme e di papà, che diventavano guance perché, alla fine, è inevitabile che si crei un rapporto che vada oltre la semplice "consegna pagelle", mi hanno trasmesso gratitudine e sincera serenità.
Nonostante le fatiche incontrate durante l'anno, nonostante i tantissimi chilometri, nonostante la scuola in cui lavori non sia la più nuova, né tanto meno la più tecnologica, nonostante il 16 settembre, giorno del mio compleanno e mia presa di servizio proprio in quella scuola, fossi piuttosto disperata all'idea di impantanarmi in quel paesino disperso in mezzo al Sulcis, a 77 km da casa.... il mio posto è proprio lì. Perché alla fine, faccio vincere il "nonostante", non la difficoltà.
Ho ancora tanto da imparare, ma so che posso contare su colleghi, vicini e lontani, su libri, corsi, ed esperienze che possono aiutarmi a raddrizzare il tiro.
E poi, anzi e prima, ci sono loro, i miei pupilli, gli alunni che ogni giorno sono in grado di farmi scoprire qualcosa di più su di loro, su di me, sul bello di essere una classe.
Essere un'insegnante.
E allora, comunque vada, nonostante i "nonostante", mi preparo a quello che verrà, perché sono sempre pronta a prendere il meglio e trasformarlo in "ancora più meglio", anche se "più meglio" non si dice.